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Elenco ufficiale delle pubblicazioni scientifiche del Prof. Francesco Montorsi.

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Attività clinica > Int. chirurgici e notizie utili > Prostatectomia radicale robotica (RALP)


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Gentile Paziente,
Dopo attenta valutazione di tutta la Sua situazione clinica, Lei è stato candidato ad essere sottoposto ad intervento di asportazione radicale della prostata.

Siamo lieti che Lei abbia accettato di essere ricoverato per questo motivo presso il nostro Dipartimento, dove ogni anno vengono eseguiti circa 1000 interventi di questo tipo. La esperienza che abbiamo accumulato negli anni nella esecuzione di questo intervento è tra le prime in Europa e ci auguriamo che Lei si senta rassicurato da questo dato di fatto.

In questo documento ci permettiamo riassumerLe alcune informazioni che sono fondamentali per rendere il Suo ricovero ed il tempo necessario a raggiungere la Sua completa guarigione i più brevi possibili.


LISTA DI ATTESA PRE-INTERVENTO
Il Dipartimento di Urologia dell’Università Vita Salute San Raffaele è noto in tutto il mondo per l’intervento di asportazione radicale della prostata. Di conseguenza le richieste di ricovero per questo problema sono estremamente numerose. Nonostante ogni giorno siano attive 7 sale operatorie esclusivamente dedicate ai pazienti urologici esiste una non breve lista di attesa per essere ricoverati. Vogliamo rassicurarLa sul fatto che la serietà di ogni singolo caso viene sempre presa attentamente in considerazione e che viene sempre fatto tutto il possibile per ridurre i tempi di attesa. È cura dell’Ufficio Ricoveri del nostro Dipartimento chiamare i pazienti in lista di attesa e programmare il loro ricovero. Lei può essere ricoverato presso il nostro Dipartimento sia con il Sistema Sanitario Nazionale sia privatamente. La qualità dell’intervento chirurgico e dell’assistenza medica durante il ricovero sono eccellenti in entrambe le condizioni di ricovero. L’Ufficio Ricoveri Le spiegherà le differenze in termini di lunghezza delle liste di attesa, camere utilizzate durante il ricovero, possibilità di scegliere il chirurgo che eseguirà l’intervento.


PREPARAZIONE DEL PAZIENTE ALL’INTERVENTO
Prima dell’intervento il paziente viene attentamente valutato con le seguenti indagini:

  • Esami di laboratorio
  • Elettrocardiogramma e visita cardiologica
  • Visita anestesiologica, durante la quale:

1. viene accertata l’idoneità del paziente all’intervento;
2. potrebbero essere richieste altre valutazioni  specialistiche di approfondimento;
3. vengono concordate eventuali modifiche o sospensioni delle terapie croniche

  • Rx torace (se non già eseguita recente TAC toraco-addominale)
  • Visita oculistica con campo visivo: da eseguirsi se il paziente è portatore di una grave miopia, di un recente trauma oculare o di glaucoma non recentemente controllati  (entro sei mesi)


Questi accertamenti vengono eseguiti o in regime ambulatoriale prima del ricovero o al momento dell’entrata in reparto.

E’ ormai estremamente ridotta nella chirurgia robotica la necessità di ricorrere a trasfusioni di sangue. Non si richiede più la disponibilità di sacche di sangue preoperatoriamente; viene eseguito semplicemente, all’ingresso in reparto, un test tramite prelievo ematico detto “Type and screen”, che serve per eventuale compatibilizzazione rapida di sacche di sangue. Raramente sono state necessarie trasfusioni e in prevalenza solo nel periodo post-operatorio.

Quando Lei entrerà in contatto con l’ufficio ricoveri del nostro Dipartimento, è estremamente importante che  segnali se sta eseguendo terapie con farmaci ad azione anti-aggregante (tipo Aspirinetta®, Cardioaspirina® Ascriptin®, Ibustrin®, Plavix®, Ticlopidina®, Tiklid®, Pletal® o similari) oppure anti-coagulanti (tipo Coumadin®, Sintrom® o similari) la cui sospensione e/o sostituzione deve essere eseguita sotto direttive del medico curante o dell’anestesista .

In particolare, nel caso di terapia anti-coagulante per os (ad es. Coumadin o Sintrom) è necessario sostituirla con una eparina a basso peso molecolare da somministrare sotto cute secondo indicazione dell’anestesista o del proprio Centro della Coagulazione di riferimento.

Nel caso questa terapia non venisse segnalata per tempo ed interrotta di conseguenza, sarebbe necessario rimandare l’intervento e si perderebbe tempo prezioso per la Sua salute!

Come detto poc’anzi prima dell’intervento chirurgico di prostatectomia radicale robotica e’ necessaria una valutazione cardiologica che si basa sull’esecuzione di un elettrocardiogramma e della visita specialistica. Se Lei e’ gia’ seguito da uno specialista cardiologo di Sua fiducia e’ bene che venga rivisto dal medesimo medico. La valutazione cardiologica deve essere eseguita nei 30 giorni precedenti l’intervento chirurgico.

PREPARARSI AL MEGLIO ALL’INTERVENTO CHIRURGICO: RAGGIUNGERE IL PROPRIO PESO IDEALE

Per facilitare l’esecuzione corretta dell’intervento chirurgico ed in particolare per ottimizzare i risultati in termini di rimozione completa della malattia tumorale conservando contemporaneamente le strutture anatomiche responsabili della continenza urinaria e della erezione peniena, è importante che il paziente arrivi in sala operatoria con un peso corporeo il più vicino possibile a quello ideale.

Quasi tutti i pazienti presentano di partenza un sovrappeso più o meno significativo ed è importante osservare le seguenti regole nel corso delle 4 – 8 settimane che tipicamente precedono l’intervento.

  • Non bere alcolici e bibite analcoliche (se non quelle dietetiche con zero calorie)
  • Bere almeno due litri di acqua (possibilmente non gasata) al giorno
  • Non mangiare dolci
  • Limitare pasta, pane e condimenti in genere
  • Mangiare minestre di verdura senza pasta
  • Favorire il pesce rispetto alla carne
  • Mangiare verdura cruda o cotta
  • Mangiare frutta  (evitare pero’ uva, fichi e frutti molto dolci)
  • Svolgere esercizio fisico in modo regolare: due camminate a passo svelto di 30 – 45  minuti ciascuna ogni giorno

Nella nostra esperienza queste regole consentono di perdere 5 – 10 kg durante le 4-8 settimane prima dell’intervento.
Il calo ponderale si traduce in una maggiore facilita’ tecnica nella esecuzione dell’intervento chirurgico e questo si riflette sui risultati a breve e a lungo termine! Consulti il Suo medico di fiducia in relazione a queste regole alimentari, in particolare se Lei soffre di diabete o qualsiasi cardiopatia.

DALLE BIOPSIE ALL’INTERVENTO CHIRURGICO
L’intervento di asportazione radicale della prostata viene generalmente eseguito almeno 4-6 settimane dopo l’esecuzione delle biopsie prostatiche  e, generalmente, non meno di 12 settimane dopo essere stati sottoposti ad eventuale intervento di resezione/enucleazione endoscopica di adenoma prostatico.

Vengono mantenuti questi intervalli di tempo in modo tale che possano risolversi eventuali aderenze infiammatorie e/o ematomi in sede prostatica, permettendo così all’anatomia della ghiandola di ritornare  normale.

Questo è particolarmente importante per i pazienti candidati alla preservazione dei fasci neuro-vascolari implicati nel controllo dell’erezione peniena e della continenza urinaria.


ANESTESIA
L’intervento di prostatectomia radicale robotica viene eseguito in anestesia generale, dopo somministrazione in reparto dei farmaci della preanestesia, che permettono al paziente di giungere in sala operatoria più sereno e tranquillo.
Contemporaneamente all’inizio delle manovre anestesiologiche viene iniziata la somministrazione endovenosa di farmaci per la terapia del dolore (analgesia preventiva) che viene opportunamente prolungata nel post operatorio per 24 ore. Il controllo del dolore in tal modo è ottimale ed il paziente supera velocemente il trauma dell’intervento, peraltro minimizzato dall’assenza di incisioni muscolari. Puo’ essere presente nel post operatorio una lieve dolenzia muscolare ed articolare dovuta alla posizione assunta nel lettino operatorio, facilmente antagonizzabile, oltre che con i farmaci anti dolorifici, con la precoce mobilizzazione.
Di rado, nelle prime ventiquattro ore successive all’intervento, puo’ insorgere un dolore localizzato alle scapole, del tutto transitorio e privo di conseguenze, dovuto in genere alla risalita nei cavi pleurici di anidride carbonica utilizzata per realizzare lo pneumo peritoneo intraoperatorio. Tale fenomeno si esaurisce spontaneamente.
Viene anche attuata, intraoperatoriamente, la profilassi di nausea e vomito, raramente presenti in questo tipo di intervento, in modo da prevenire tutti i fattori di fastidio e disagio che possono presentarsi dopo l’anestesia e l’operazione.
La minima invasività di questa particolare tecnica chirurgica fa sì che il paziente sia di solito in grado di iniziare a bere, alimentarsi e mobilizzarsi già a partire dalla serata successiva all’intervento.
La prevenzione dei fenomeni trombotici e trombo embolici è garantita da posizionamento, prima dell’inizio dell’intervento, di calze elastiche agli arti inferiori, dalla somministrazione di un farmaco anti coagulante sotto cute a partire dalla sera successiva all’intervento  e dalla precoce mobilizzazione del paziente stesso.
Tutte queste procedure descritte sono volte a garantire al paziente la rapida ripresa del suo benessere fisico e psichico e a minimizzare le conseguenze dello stress operatorio.


CENNI DI TECNICA CHIRURGICA
Il primo tempo dell’intervento consiste nella creazione dello pneumoperitoneo: la cavità addominale deve essere riempita di anidride carbonica per creare una camera di lavoro per gli strumenti chirurgici robotici.
Una incisione di 1 cm a livello sopra-ombelicale consente di posizionare sotto visione diretta ed in maniera del tutto atraumatica il primo trocar robotico attraverso il quale si inserisce l’ottica che permetterà al chirurgo di eseguire l’intervento.
Si inseriscono successivamente in cavità peritoneale i successivi 5 trocar operativi, di cui tipicamente 3 gestiti dal primo operatore e 2 dall’assistente.

La premessa da considerare prima di descrivere l’intervento nei dettagli è che la tecnica robotica consente di operare con un ingrandimento visivo fino a circa 20 volte e con una visione a 3 dimensioni. Questo permette al chirurgo di  apprezzare la profondita’ di campo, cosa non possibile ad esempio con la tecnica laparoscopica classica. La visione intraoperatoria robotica permette di riconoscere anche i piu’ piccoli dettagli anatomici e di eseguire l’intervento con una accuratezza significativamente superiore a quanto sia possibile ottenere con la chirurgia classica a cielo aperto o con la chirurgia laparoscopica classica.

Il primo tempo operatorio è rappresentato dall’isolamento delle vescicole seminali, attraverso una piccola breccia eseguita nel peritoneo parietale che riveste il cavo del Douglas, al di sopra dell’intestino retto.
Questo approccio permette una perfetta visualizzazione delle vescicole seminali ed in particolare sia dei vasi sanguigni che dei nervi che le avvolgono. Queste ultime strutture vengono rigorosamente conservate e si ha cura di non usare mai energia termica per non danneggiare il ricco plesso nervoso peri-vescicolare da dove transitano rami nervosi diretti ai corpi cavernosi del pene e responsabili dell’erezione peniena.

Completato l’isolamento delle vescicole seminali, dalla cavità peritoneale si accede allo spazio pelvico dove è localizzata la prostata.

Nel caso in cui fosse oncologicamente necessario – cioè quando i parametri pre-operatori lo consigliassero - si procede alla rimozione dei linfonodi pelvici (linfoadenectomia) , a cui afferisce la linfa prodotta dalla prostata, bilateralmente. I linfonodi sono piccoli organelli con la funzione di filtrare liquidi e proteine provenienti da tutto l’organismo. Quando un organo si ammala di tumore è possibile che alcune cellule tumorali escano dai confini dello stesso e vengano catturate dai linfonodi più vicini.

Per questo motivo in alcuni pazienti con tumore della prostata la rimozione dei linfonodi viene eseguita al fine di ottenere una più precisa stadiazione della malattia ed anche perchè la rimozione di eventuali linfonodi ammalati può avere un effetto curativo. La tecnica robotica permette di eseguire, quando necessario, linfoadenectomie estremamente estese ed accurate e quindi la tecnica si presta ad essere utilizzata con successo anche in pazienti con tumore della prostata avanzato.

La rimozione della prostata avviene per via anterograda, partendo cioè dal collo vescicale che viene separato dalla base della prostata avendo cura di conservare il più possibile l’integrità delle fibre muscolari del collo vescicale stesso le quali compartecipano al meccanismo della continenza urinaria.

Completata questa manovra, si raggiungono le vescicole seminali precedentemente isolate e si identifica i piano di scollamento prostatico partendo alle ore 6.

A seconda delle caratteristiche della malattia (malattia palpabile o meno alla esplorazione rettale, numero delle biopsie positive per tumore, aggressività del tumore rilevato nelle biopsie – Gleason score, PSA preoperatorio) si identifica un piano intrafasciale (estremamente aderente alla capsula prostatica) o interfasciale (lievemente più distante dalla capsula prostatica ma sempre ponendo la massima attenzione per salvaguardare i nervi che avvolgono la prostata) e si procede nell’isolamento anterogrado della prostata.

L’isolamento della prostata viene eseguito ponendo massima attenzione nell’evitare l’uso di qualsiasi energia termica al fine di evitare danni al tessuto nervoso periprostatico. L’emostasi viene ottenuta con l’applicazione di microclip (2 mm) in titanio o con micro punti di sutura.

In alcuni pazienti nei quali il tumore prostatico dimostri intraoperatoriamente di coinvolgere anche la ricca ragnatela di nervi che avvolge la ghiandola prostatica,  di necessita’ questa deve essere sacrificata in parte o totalmente per permettere la rimozione completa del tumore. In questi casi la ripresa dell’erezione peniena puo’ essere molto rallentata o puo’ crearsi un danno all’erezione permanente.

Completato l’isolamento della prostata si procede alla sezione del plesso venoso di Santorini ed alla sua successiva sutura emostatica con punti posti sotto visione diretta e ponendo la massima attenzione alla preservazione della integrità dello sfintere uretrale esterno, muscolo principale responsabile della continenza urinaria.

Si procede poi a sezionare l’uretra a livello dell’apice prostatico e a questo punto il pezzo operatorio prostatico, completamente liberato, viene estratto dall’addome attraverso una porta operativa. Quando necessario, viene eseguito un esame istologico intraoperatorio al “congelatore” (esame estemporaneo)  per valutare la integrita’ dei margini chirurgici prostatici.

L’intervento procede con la accurata cura della emostasi: ogni eventuale piccola fonte di sanguinamento viene controllata sempre e per quanto possibile con mini clip e mini punti di sutura.

L’anastomosi uretro-vescicale viene eseguita con una sutura in continua che garantisce una tenuta eccellente e rapida ripresa della continenza urinaria. Si posiziona un catetere vescicale e viene eseguita prova di tenuta dell’anastomosi stessa.

Si posizionano nello scavo pelvico 1-2 piccoli tubi di drenaggio, che permettono il monitoraggio di eventuali perdite di sangue, di urine o di linfa.

La tecnica prevede la possibilità di preservare da un solo lato oppure bilateralmente i fasci vascolo-nervosi che sono coinvolti nel meccanismo dell’erezione. La possibilità di preservarli dipende dalla situazione anatomica locale del paziente, dalla situazione oncologica, cioè dalla eventuale estensione della malattia della prostata, e da fattori anatomo-chirurgici, cioè dalla possibilità tecnica di realizzare un tale tipo di intervento.

Già a sei ore dalla fine dell’intervento il paziente puo’ riprendere  a bere e ad alimentarsi in modo progressivo. Il paziente viene fatto alzare da letto già in serata o in prima giornata e, compatibilmente con la naturale ripresa delle sue energie, viene mobilizzato in misura sempre maggiore. È bene che il paziente, non appena si senta in grado, faccia passeggiate nel corridoio, favorendo la ripresa della normale circolazione, per evitare la formazione di trombi alle vene degli arti inferiori e per facilitare la ripresa della attività intestinale. Si consideri inoltre che la ripresa della deambulazione rappresenta il migliore lassativo naturale!


COME REGOLA GENERALE E COMPATIBILMENTE ALLE PROPRIE CONDIZIONI GENERALI, IL PAZIENTE DEVE RIMANERE ALLETTATO IL MENO POSSIBILE!!
Il catetere vescicale, che viene posizionato durante l’intervento, viene mantenuto in sede per un periodo di solito variabile da 5 a 10 giorni, a seconda delle condizioni locali intra-operatorie e del decorso post-operatorio. In rare occasioni puo’ essere necessario mantenere il catetere vescicale in sede piu’ a lungo, ma generalmente non oltre 3 settimane.

IL RICOVERO IN REPARTO DEVE ESSERE LIMITATO AL MINIMO NECESSARIO AL FINE DI RIDURRE AL MASSIMO IL RISCHIO PER IL PAZIENTE DI CONTRARRE UNA INFEZIONE OSPEDALIERA!!

QUESTO SIGNIFICA CHE A PARTIRE DI SOLITO DALLA SECONDA GIORNATA POSTOPERATORIA, NON APPENA LE CONDIZIONI GENERALI DEL PAZIENTE LO PERMETTANO, IL PAZIENTE VIENE DIMESSO DALL’OSPEDALE ANCHE SE IL CATETERE VESCICALE ED IL DRENAGGIO SONO ANCORA IN SEDE!

Il paziente che viene dimesso dall’ospedale con drenaggio o catetere vescicale a dimora riceve un appuntamento per ritornare dopo alcuni giorni nei nostri ambulatori per rimuoverli.

LE STRUTTURE ALBERGHIERE LOCALIZZATE NEI DINTORNI DELL’OSPEDALE ALLE QUALI IL PAZIENTE ED I SUOI FAMILIARI POSSONO APPOGGIARSI DOPO LA DIMISSIONE DALL’OSPEDALE VENGONO ILLUSTRATE AL PAZIENTE DALL’UFFICIO RICOVERI.
  •  Hotel Rafael Via Olgettina, 60 - 20132 Milano Tel. +39 02 21765.1 - Fax +39 02 21765888 – all’interno del CAMPUS del San Raffaele – www.rafaelhotel.it
  •  NH Hotel di Milano 2 – Via Fratelli Cervi – Segrate (MI) tel 022175 nhmilano2@nh-hotels.com


COMPLICANZE DELL’INTERVENTO
Come qualsiasi intervento chirurgico, anche l’asportazione della prostata con tecnica robotica è associata, anche se in percentuale estremamente limitata, a complicanze.
Presso il nostro centro, ad oggi e con piu’ di 1500 casi eseguiti,  non abbiamo mai avuto decessi durante l’intervento e nel primo mese postoperatorio.

In circa l’1% dei casi (10 pazienti su 1000) è stato necessario rioperare il paziente a cielo aperto per risolvere complicanze come sanguinamento, lesione ureterale, lesione intestinale o formazione di raccolta linfatica infetta. Tutti questi pazienti sono poi perfettamente guariti. In circa lo 0.5% dei pazienti (5 pazienti su 1000) e’ stato necessario eseguire una procedura endoscopica (senza tagli) per iniettare nella sede della anastomosi uretro-vescicale una colla biologica al fine di facilitare la guarigione della medesima.

Le complicanze piu’ frequenti che si osservano nell’immediato postoperatorio e che vengono risolte in modo conservativo, senza cioè dovere ricorrere di nuovo alla chirurgia, comprendono: 1. Sanguinamento con necessita’ di trasfusioni (2% dei casi negli ultimi 100 pazienti operati); 2. Formazione di raccolte linfatiche che necessitano di aspirazione ecoguidata (4% dei casi negli ultimi 100 pazienti operati); 3. Rallentata cicatrizzazione dell’anastomosi uretro-vescicale con necessità di mantenere il catetere vescicale in sede per piu’ di 10 giorni (4% dei casi negli ultimi 100 pazienti operati); 4. Parestesie agli arti superiori ed inferiori che possono durare alcune settimane e che si risolvono sempre spontaneamente (3% dei casi negli ultimi 100 pazienti operati); 5. Complicanze cardiorespiratorie in genere che necessitano di terapie mediche specialistiche specifiche (3% dei casi negli ultimi 100 pazienti operati).
La percentuale delle complicanze che si osservano durante l’intervento chirurgico robotico e durante il ricovero ospedaliero è significativamente inferiore alle medesime complicanze osservate durante l’intervento eseguito con tecnica chirurgica tradizionale a cielo aperto.

Nel corso dei primo mese postoperatorio puo’ verificarsi una occlusione delle vene degli arti inferiori o della pelvi (trombosi venosa profonda) che è una complicanza nota di qualsiasi intervento chirurgico che si esegua nello scavo pelvico.
Questa complicanza tipicamente si manifesta con ingrossamento di uno degli arti inferiori il quale si mostra anche caldo e dolente. Possono associarsi febbre e dolore. Abbiamo osservato 1 caso negli ultimi 100 pazienti operati il quale è stato risolto con terapia medica anticoagulante.

Nel corso dei primi 3 mesi dopo l’intervento è possibile osservare un restringimento di origine cicatriziale o dell’anastomosi uretro-vescicale o del condotto uretrale. In questi casi è necessario eseguire un piccolo intervento endoscopico (senza incisioni cutanee) per dilatare il segmento ristretto. Nella nostra esperienza globale questo è accaduto in 4 pazienti (circa lo 0.4% dei casi) ed anche questa percentuale è significativamente inferiore a quanto si osserva nella chirurgia a cielo aperto. E’ anche possibile il formarsi di ernie incisionali e di ernie inguinali ( 1 caso negli ultimi 200 pazienti) le quali possono richiedere una plastica chirurgica correttiva.


RISULTATI ONCOLOGICI A DISTANZA
L’esame istologico definitivo chiarisce l’estensione e la aggressivita’ del tumore prostatico. In particolare i parametri che vengono considerati sono: 1. Estensione solamente intraprostatica del tumore piuttosto che superamento dei confini prostatici da parte del medesimo, ma con margini di resezione chirurgica negativi (malattia completamente asportata); 2. Infiltrazione da parte del tumore dei margini di resezione chirurgica; 3. Infiltrazione da parte del tumore delle vescicole seminali oppure dei linfonodi rimossi (ricordo che non tutti i pazienti operati necessitano della rimozione dei linfonodi).

Sulla base dell’esame istologico definitivo il paziente viene o tenuto sotto osservazione perchè si ritiene che sia guarito gia’ solamente con l’intervento chirurgico oppure puo’ essere suggerito un ciclo di radiazioni che vengono applicate alla regione prostatica e dei linfonodi. Tipicamente l’uso della radioterapia  viene considerato nei pazienti con tumore prostatico esteso e molto aggressivo. Alcuni pazienti nei quali viene eseguita una radioterapia nel postoperatorio possono necessitare anche di un periodo di terapia farmacologica di deprivazione androgenica la quale aumenta l’efficacia delle radiazioni.

Nella nostra esperienza l’efficacia della chirurgia robotica nella risoluzione del tumore prostatico è risultata essere del tutto sovrapponibile a quanto osservato con la terapia chirurgica classica anche se ci aspettiamo che i risultati a lunga distanza (5-10 anni dall’intervento) dimostrino che la chirurgia robotica abbia un impatto superiore poichè il tumore viene tipicamente rimosso con maggiore accuratezza.



RISULTATI FUNZIONALI A DISTANZA
Una recente revisione della nostra casistica operatoria è stata presentata ai congressi annuali della European Association of Urology e della American Urological Association.
Se si considerano tutti i pazienti operati, indipendentemente dall’operatore, la ripresa completa della continenza urinaria senza necessita’ di utilizzare pannolini si è osservata a 3, 6 e 12 mesi dopo l’intervento in circa il 60%, 80% e 95% dei pazienti. Queste percentuali dipendono in modo significativo da tre fattori: 1. Chirurgo che esegue l’intervento; 2. Eta’ del paziente e condizioni fisiche generali (in particolare presenza o meno di disturbi urinari prima dell’intervento e livello di sovrappeso corporeo); 3. Stadio di malattia prostatica.
La ripresa completa della erezione peniena nei pazienti con funzione sessuale perfetta prima dell’intervento si è osservata a 3, 6 e 12 mesi dopo l’intervento in circa il 30%, 50% e 70% dei pazienti. Queste percentuali dipendono in modo significativo da tre fattori: 1. Chirurgo che esegue l’intervento; 2. Eta’ del paziente; 3. Eventuali fattori di rischio per disfunzione erettile presenti prima dell’intervento (ad esempio: pressione alta, obesita’, diabete mellito, fumo di sigaretta).
Nella nostra esperienza la ripresa della continenza urinaria e della erezione peniena sono risultate significativamente migliori nei pazienti operati con tecnica robotica rispetto a coloro che sono stati operati con tecnica classica a cielo aperto.



CONSIGLI ALLA DIMISSIONE DOPO INTERVENTO DI PROSTATECTOMIA RADICALE ROBOTICA

Alimentazione

  • Potete riprendere la Vostra dieta abituale in modo graduale e progressivo;
  • Nel primo mese dopo l’intervento è importante bere almeno 1 litro e mezzo di acqua al giorno ed è accettabile un moderato consumo di alcolici;
  • Per riprendere la normale funzione intestinale è particolarmente importante variare la dieta arricchendola di frutta fresca tipo kiwi, frutta cotta e verdura (almeno due volte al giorno), al fine di evitare la stipsi. È molto utile bere 1 cucchiaio da cucina di olio extra vergine di oliva ai pasti principali.  Come obiettivo il paziente dovrebbe cercare di andare di corpo una volta al giorno, al fine di evitare feci particolarmente dure che potrebbero causare difficoltà alla defecazione con conseguenti eccessive spinte addominali – potenzialmente nocive dopo un intervento a carico della prostata. Se ciò non dovesse succedere, il paziente potrà provare ad assumere olio di vaselina oppure potrà utilizzare prodotti come Dieci Erbe (2 cps prima di coricarsi)  o similari (raccomandiamo la lettura dei foglietti illustrativi di questi farmaci e di consultare sempre il Medico di Medicina Generale prima di utilizzare qualunque prodotto anche da banco).

È consigliabile non  utilizzare clisteri o perette durante il primo mese successivo all’intervento chirurgico; infatti in questo periodo le pareti del retto sono molto sottili e pertanto potreste provocare dei danni.


Attività fisica
Dopo la dimissione dall’ospedale riprendete gradatamente e con buon senso la Vostra attivita’ fisica. Potete passeggiare, salire e scendere dalle scale. La guida della macchina puo’ generalmente essere ripresa 2 settimane dopo l’intervento.

Ricordate però di evitare sforzi eccessivi, come ad esempio sollevare oggetti pesanti o eseguire esercizi intensi (ginnastica, golf, tennis, corsa), nel corso delle prime 3 settimane che seguono l’intervento. È anche importante evitare l’uso della bicicletta o del motorino/motocicletta durante il medesimo periodo di tempo.

Infatti questo è il tempo necessario perché si sviluppi un adeguato tessuto cicatriziale nelle zone interessate dall’atto chirurgico. Se intraprenderete attività fisiche faticose prima del dovuto, potreste ledere la delicata struttura che congiunge la vescica all’uretra; questo potrebbe comportare problemi a lungo termine legati alla continenza o addirittura causare un’ernia in sede di ferita.

Per le prime 4 settimane cercate di non rimanere seduti su una sedia rigida con lo schienale diritto per più di un’ora. Noi preferiremmo che utilizzaste sedie comode con lo schienale più inclinato (per esempio sedie reclinabili, divani oppure poltrone con il poggiapiedi).

Questo comportamento è utile per 2 motivi:

  • permette di sollevare le gambe, favorendo così il ritorno venoso al cuore (diminuendo il rischio di trombosi profonde, vedi sotto);
  • permette di evitare di appoggiare tutto il peso su zone del perineo interessate dall’intervento (tra i testicoli e il retto).

Dopo 4 settimane dall’intervento, potrete riprendere tutte le attività  svolte prima dell’operazione.


Problemi Generali
La ferita. I punti delle piccole ferite cutanee sono riassorbibili e non devono in genere essere rimossi poichè si sciolgono da soli. Potrete fare una doccia a partire dalla rimozione del catetere vescicale (il bagno nella vasca è permesso dopo circa 10 giorni dall’intervento).
Una minima parte dei pazienti può sviluppare una infezione di ferita. Questa si manifesta con la fuoriuscita dalla ferita di materiale limpido (siero) oppure di sangue frammisto a pus. Non preoccupatevi. Potrete farvi seguire dal Vostro Medico Curante oppure venire nei nostri ambulatori.
Avvisateci sempre per un problema di questo tipo.

Trombosi venosa profonda. Durante le prime 4-6 settimane dall’intervento è possibile che si manifesti nei pazienti (circa l’1% dei casi) la trombosi venosa profonda a carico di un arto inferiore. La comparsa di una trombosi venosa profonda può produrre dolore al polpaccio, gonfiore della caviglia o della gamba ed essere associata ad un arto arrossato e più caldo del controlaterale.
Talvolta puo’ comparire febbre. Sebbene molto raramente, questi trombi possono distaccarsi e raggiungere il polmone causando una patologia molto grave che si chiama embolia polmonare. Questa si manifesta con dolore toracico (specialmente dopo un respiro profondo), mancanza di fiato, improvvisa comparsa di debolezza e di senso di svenimento.
È importante riconoscere subito questi segnali e recarsi immediatamente in Pronto Soccorso. Avvisateci sempre per un problema di questo tipo.

Infezioni delle vie urinarie. Possono capitare quando si è tenuto un catetere vescicale per alcuni giorni. Si possono manifestare in svariati modi (bruciore dopo la minzione, urine torbide e maleodoranti, febbre, etc…). Se dovesse capitarvi consigliamo di eseguire un esame completo delle urine ed una urinocoltura con antibiogramma e chiedere al vostro Medico Curante per una eventuale terapia antibiotica appropriata. Avvisateci sempre per un problema di questo tipo.

Sedimento nelle urine. Questo può manifestarsi a causa della fuoriuscita di vecchi coaguli che erano presenti in vescica. Le urine generalmente rimangono rosse o rosate per almeno 15-20 giorni dopo la rimozione del catetere. Una abbondante idratazione (bevendo almeno 1.5-2 litri di acqua al giorno) potrà aiutare a rendere le urine chiare.  Se doveste incontrare difficolta’ nella fuoriuscita del getto urinario, avvisateci subito.

Dolore addominale. Il dolore addominale è  frequente ma di lieve intensita’ e presente soprattutto il giorno successivo all’intervento. E’ generalmente dovuto all’aria nell’intestino e/o alla ripresa della peristalsi (movimento) intestinale: passa velocemente con il ripristino della normale attività intestinale e perciò in questa fase gli analgesici sono inutili, se non controproducenti. Non preoccupatevi,  perché il tutto si risolverà spontaneamente. Cercate però di evitare quelle attività che ne favoriscano l’insorgenza.

Gonfiore. Lo scroto e il pene si gonfiano frequentemente poiché a questo livello si può raccogliere della linfa. Se questo dovesse accadere, sollevate lo scroto stesso verso l’addome, ponendovi al di sotto, tra le gambe, un asciugamano arrotolato (come vi è stato mostrato in reparto). Generalmente il gonfiore ai genitali dura un mese e scompare spontaneamente.


Una borsa del ghiaccio può talvolta alleviare il fastidio derivante da questo gonfiore. Alcuni integratori (ad esempio: Linfadren 1 cp al giorno e Linfonorm 2 cp al giorno, entrambi per 3 mesi) possono accelerare la risoluzione del problema.  Se si gonfiano piedi, gambe o cosce può essere presente una stasi linfatica (linfedema) o un blocco della circolazione venosa (trombosi venosa profonda, vedi sopra). Avvisateci sempre per un problema di questo tipo.

Ematomi Cutanei. In alcuni casi si osservano ematomi cutanei, soprattutto ai fianchi ed ai genitali, dovuti alle procedure chirurgiche, o nelle sedi di iniezione sottocutanea dell’anticoagulante. Scompaiono da soli in circa 1 mese.

Rimozione del catetere vescicale. Il catetere viene generalmente rimosso da 5 a 10 giorni dopo l’intervento chirurgico. In rari casi puo’ essere necessario mantenere il catetere in sede piu’ a lungo. Come detto poc’anzi  è importante che il paziente venga dimesso dall’Ospedale prima possibile, quindi molto spesso la dimissione avviene essendo il catetere vescicale ancora in sede. In questi casi è importante mantenere il catetere sempre aperto, collegato con il sacchetto di raccolta delle urine che avete utilizzato in reparto.

Potete utilizzare il sacchetto di raccolta che si aggancia al polpaccio oppure alla coscia quando desiderate fare una passeggiata. Ponete attenzione a non strattonare il catetere. Se questo dovesse succedere è probabile che le urine si arrossino o che esca sangue di fianco al catetere stesso. In questo caso dovete  avere l’accortezza di bere molto e la situazione tornerà normale.
Il catetere vescicale è mantenuto in sede da un palloncino gonfiato in vescica. Molto raramente (1 caso su 200 pazienti) il catetere può dislocarsi accidentalmente a causa della rottura del palloncino. In questo caso è importante che Vi presentiate presso il nostro Pronto Soccorso poichè può essere necessario che un urologo riposizioni un nuovo catetere vescicale.


Ripresa della continenza urinaria
Esperienza Personale

La ripresa della continenza urinaria dopo la rimozione del catetere vescicale avviene gradualmente ed in modo progressivo. Nella mia esperienza personale, almeno il 50% dei pazienti presenta una continenza urinaria completa gia’ 24 ore dopo la rimozione del catetere vescicale. Nel corso dei primi 3 mesi dopo l’intervento la quasi totalita’ dei pazienti riacquisisce una continenza urinaria completa ed è veramente raro osservare un paziente che necessiti ancora di un pannolino protettivo.
Il ritorno della continenza urinaria avviene tipicamente in 3 fasi:
Prima fase: sarete asciutti durante la notte, stando in posizione sdraiata sul  letto.
Seconda fase: sarete asciutti durante le ore diurne. Tipicamente la continenza urinaria si normalizza piu’ velocemente al mattino e poco dopo al pomeriggio e sera.
Terza fase: sarete asciutti anche durante lo svolgimento di qualsiasi attivita’ fisica, nell’arco delle 24 ore.

Poiché tutti i pazienti sono differenti tra loro non è possibile prevedere con esattezza quando in ogni singolo caso sarà possibile raggiungere la continenza urinaria totale.

Se, dopo i primi 3 mesi postoperatori, doveste continuare ad avere problemi di continenza durante la giornata, ciò potrà significare che il Vostro sfintere urinario ha bisogno di essere rinforzato maggiormente. Possono essere quindi importanti esercizi specificatamente mirati ad accelerare la ripresa della funzione dello sfintere urinario (riabilitazione dei muscoli del pavimento pelvico-perineale). Esistono inoltre farmaci che possono facilitare la ripresa della continenza: alcuni agiscono sulla contrattilita’ vescicale (ad esempio: Detrusitol, Ditropan, Toviaz e Vesiker) ed altri sullo sfintere urinario (ad esempio: Yentreve o Cymbalta). Fino a quando non avrete raggiunto una continenza urinaria completa, vi consigliamo di indossare un pannolone e di non bere né troppi caffè né alcolici.
Come detto poc’anzi, uno studio eseguito presso il nostro Dipartimento ha dimostrato come la riabilitazione dei muscoli del pavimento pelvico-perineale possa aiutare la ripresa della continenza. Ogni caso che riteniamo ne possa beneficiare, viene sottoposto a questa riabilitazione. Nella mia esperienza personale sono ad oggi solamente 2 i pazienti con incontinenza urinaria da considerarsi definitiva per i quali e’ indicato il posizionamento di sfintere urinario artificiale per risolvere il problema.


Ripresa della funzione sessuale
Esperienza Personale
Il requisito fondamentale per il ritorno di erezioni spontanee è la conservazione, durante l’intervento, dei nervi deputati al meccanismo della erezione.
Come Vi è stato spiegato prima dell’intervento, il ritorno della funzione sessuale dipende molto dall’età, dalla potenza sessuale pre-operatoria e dall’estensione del tumore che è il parametro chiave nel determinare la tecnica chirurgica. Proprio per questo motivo non abbiate paura di sperimentare l’attività sessuale non appena Vi sentiate in forma.
Si deve tenere conto che dopo l’intervento riprenderanno per prime le erezioni erotiche, cioè quelle stimolate da un adeguato eccitamento sessuale!
Non aspettatevi di vedere le erezioni “psicogene” o “notturne” che ogni uomo è abituato normalmente a vedere: queste possono necessitare anche 2 anni per ricomparire.
È quindi importante che il paziente si “eserciti” con la sua attivita’ sessuale che deve essere considerata come una vera e propria ginnastica riabilitativa. Il primo segno favorevole durante la attivita’ sessuale è vedere un allungamento ed ingrossamento del pene nel momento del massimo eccitamento, anche in assenza di rigidita’. Nei primi mesi dopo l’intervento il sesso è tipicamente non penetrativo ma tutti i pazienti riescono comunque ad arrivare all’orgasmo. Si ricorda che la rimozione della prostata comporta la scomparsa della eiaculazione e che quindi dopo l’intervento chirurgico il paziente diventa sterile. Se il paziente è interessato ad avere figli dopo l’intervento chirurgico, è importante che venga eseguita la crioconservazione del seme prima dell’ingresso in ospedale, così da potere procedere in seguito ad eventuale fecondazione assistita.

Alcuni consigli pratici per riprendere in fretta e bene la Vostra attività sessuale:

  • La lubrificazione del pene e della vagina prima del rapporto con qualsiasi gel od olio a base di vaselina aiuta molto (tipo olio Johnson and Johnson)
  • La posizione in ginocchio od eretta durante il rapporto migliora le erezioni
  • Una volta ottenuta la erezione potete mettere alla base del pene un normale elastico che facilita l’intrappolamento del sangue all’interno del pene.
  • Non aspettate “la perfetta erezione” prima di avere un rapporto sessuale. Provate ad avere un rapporto anche se la erezione è parziale. La attività sessuale facilita la ripresa delle proprie capacità!
  • È importante prendere atto che inizialmente il sesso non è di tipo penetrativo poiché la rigidità peniena necessaria ritorna in qualche mese. Nel primo periodo dopo                 l’intervento il sesso è quindi masturbatorio, ma ugualmente piacevole!
  • Sappiate che sarete in grado di avere un orgasmo anche senza una erezione. Ricordatevi, però, che all’ orgasmo non seguirà l’emissione di liquido seminale, in quanto durante l’intervento sono state rimosse le vescicole seminali e la prostata. Si è quindi creata una condizione di sterilità permanente.
  • È sempre utile vuotare completamente la vescica prima di ogni atto sessuale per evitare il fenomeno della incontinenza urinaria al momento dell’orgasmo.

Nella mia esperienza personale, ogni paziente  interessato a riacquistare erezioni normali è bene che stimoli il pene farmacologicamente, sia utilizzando compresse di farmaci che migliorano la circolazione del sangue all’interno del pene sia utilizzando piccole micro-iniezioni che favoriscono l’afflusso di sangue al pene (si eseguono 2-3 micro-iniezioni alla settimana per i primi 6 mesi post-operatori).

In generale riteniamo che sia molto utile prendere prima del rapporto sessuale una compressa intera di Cialis 20 mg (da 2 a 4 ore prima del rapporto) oppure Levitra 20 mg (1 ora prima del rapporto a stomaco vuoto) oppure Viagra 100 mg (1 ora prima del rapporto a stomaco vuoto). Questi farmaci si trovano in qualsiasi farmacia ed è necessaria una specifica ricetta medica che può essere fatta anche dal Vostro medico di famiglia!
Tenete conto che i pazienti in terapia con NITRATI (medicinali utili in alcuni casi di angina – cardiopatia ischemica) NON possono prendere i farmaci sopra elencati.

In alcuni pazienti puo’ essere utile associare all’uso di Cialis, Levitra o Viagra al bisogno, anche il loro uso con piccole dosi quotidiane, al fine di ottimizzare la ripresa delle erezioni. Parlate con il Vostro Urologo curante di questa particolare possibilita’.
Per quanto riguarda i controlli futuri, Vi raccomandiamo di seguire attentamente tutto quanto vi è stato scritto nella lettera di dimissione che vi sarà consegnata.

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, di cui il Prof. Montorsi è Editor-in-Chief Emerito, è la rivista ufficiale della European Association of Urology (EAU)

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