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Elenco ufficiale delle pubblicazioni scientifiche del Prof. Francesco Montorsi.

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PREPARAZIONE ALL’ INTERVENTO DI ENUCLEAZIONE TRANS-URETRALE DI ADENOMA PROSTATICO CON LASER AD HOLMIO
(HoLEP)

Inizieremo col definire struttura e patologia della prostata, parleremo  degli esami utili per una diagnosi precisa del problema ed infine delle diverse terapie oggi disponibili

La prostata è una ghiandola presente solo nel maschio, dal peso di circa 20 grammi, situata nella pelvi al di sotto della vescica; al centro essa è attraversata dalla prima porzione dell’uretra, un piccolo condotto che porta l’urina dalla vescica all’esterno durante la minzione.

La funzione della prostata è quella di produrre la gran parte del liquido seminale, che viene riversato nell’uretra prostatica durante l’eiaculazione. E’ quindi un organo essenziale per la funzione riproduttiva maschile. Al contrario, la prostata non partecipa alla funzione della erezione peniena e dell’orgasmo.

Questa ghiandola può andare incontro a diverse patologie, le più frequenti delle quali sono le infiammazioni (prostatiti), l’ingrossamento denominato anche ipertrofia prostatica benigna (IPB) ed il tumore della prostata.


Ipertrofia prostatica benigna (IPB)

L’ipertrofia prostatica benigna è una patologia piuttosto comune e colpisce i soggetti di età superiore ai 40-50 anni.

Si tratta di un ingrossamento (adenoma) della parte centrale della ghiandola, che causa una modificazione di calibro dell’uretra prostatica che l’attraversa con un conseguente ostacolo al deflusso dell’urina al momento della minzione (figura 1).

Questo è il motivo della sintomatologia urinaria avvertita dai pazienti. I sintomi più frequenti comprendono infatti la difficoltà ad urinare, la ipovalidità del getto urinario, la urgenza minzionale ed il bisogno di urinare di frequente, anche durante la notte.

La malattia è progressiva, nel senso che con l’andare del tempo ad un ingrossamento progressivo della ghiandola corrisponde un aggravarsi della sintomatologia. Non esiste sempre tuttavia una correlazione stretta tra dimensioni della prostata e sintomi, nel senso che ci sono anche soggetti asintomatici con una prostata molto grossa, così come soggetti con una prostata piccola che lamentano sintomi molto evidenti.

Nella fase iniziale della malattia la vescica è in grado di compensare almeno parzialmente l’ostruzione perché, essendo la parete vescicale costituita da più strati muscolari, può contrarsi con maggior forza permettendo all’urina di superare l’ostacolo. Col passare del tempo, però, la vescica si sfianca e comincia a venir meno al suo compito determinando la difficoltà ad urinare ed il possibile ristagno di urine in vescica che può causare la insorgenza di infezioni alle vie urinarie, dovute alla presenza di batteri in vescica.

Se questa condizione non viene risolta, ne puo’ conseguire un danno funzionale alla vescica che può arrivare a comportare, in casi estremi, la necessità a ricorrere al cateterismo vescicale definitivo.

Indagini diagnostiche

Per la diagnosi di questa patologia abbiamo a disposizione diversi strumenti:
  • Esplorazione rettale: permette di palpare direttamente la prostata e di apprezzarne dimensioni e consistenza (una prostata dura o disomogenea può porre il sospetto per un tumore della stessa).
  • Dosaggio del PSA (antigene prostatico specifico): il PSA è una proteina prodotta dalla prostata necessaria per una corretta  funzionalita’ del liquido seminale. Viene dosato nel sangue dopo un normale prelievo. Solitamente nei pazienti affetti da IPB il suo valore risulta lievemente aumentato. Si tenga peraltro presente che quando il PSA è aumentato è altresì indispensabile escludere la presenza di un tumore della prostata.
  • Ecografia trans-rettale: si inserisce una sonda nel retto e grazie a questa si possono visualizzare direttamente la prostata e l’adenoma, e definirne in modo preciso le dimensioni e l’eventuale presenza di aree sospette per tumore o comunque patologiche.
  • Uroflussometria ed Esame Urodinamico: permettono di valutare il comportamento dell’apparato urinario durante la minzione. Danno informazioni circa l’entità  e la velocità del flusso dell’urina, la funzione della vescica, ed altri parametri utili a quantificare la sintomatologia del paziente. Al termine di questi esami si può valutare anche il residuo post-minzionale, ovvero la quantità di urina che resta in vescica al termine della minzione, che nel soggetto sano è nullo, mentre nel paziente affetto da IPB o da danno funzionale del muscolo vescicole può raggiungere valori anche molto elevati.
  • Esame delle urine: permette di evidenziare sia eventuali infezioni delle vie urinarie in corso che la presenza di sangue che può essere un indicatore di altre patologie.

Terapia

Gli obiettivi della terapia per l’ipertrofia prostatica benigna sono la risoluzione dei sintomi urinari, la prevenzione del danno vescicale e renale e, complessivamente, il miglioramento della qualità di vita del paziente.

Quando la malattia è in fase iniziale con sintomi irritativi e senza una chiara ostruzione urinaria, si può utilizzare una terapia medica, utilizzando farmaci che agiscono sui disturbi urinari descritti prima. Sono oggi a disposizione tre categorie di medicinali : 1. Estratti vegetali come la Serenoa Repens (Permixon); 2. Farmaci a-litici, come la Alfuzosina (Mittoval o Xatral), Silodosina (Urorec); Tamsulosina (Omnic, Pradif) 3. Inibitori della 5 alfa reduttasi, come ad esempio la Dutasteride (Avodart) e  Finasteride (Proscar, Prostide).

Quando invece la malattia è caratterizzata da una chiara ostruzione urinaria è indicato l'intervento chirurgico, al fine sia di risolvere i disturbi del paziente e, piu’ importante, proteggere la funzionalità vescicale e renale.

L’intervento consiste nell’asportazione dell’adenoma, cioè di quella parte della prostata che è responsabile dell’ostruzione. Per fare ciò è possibile avvalersi di diverse tecniche chirurgiche.

Per via endoscopica:
  • Resezione trans-uretrale di prostata (TURP): si inserisce uno strumento nell’uretra, si risale fino alla prostata e si procede alla resezione mediante ansa diatermica della parte centrale della ghiandola, responsabile dell’ostruzione. Questa tecnica viene solitamente utilizzata per prostate con un peso fino a 80g. E’ gravata da un discreto sanguinamento, necessita’ di tenere il catetere vescicale per 3-4 giorni durante i quali il paziente e’ spesso disturbato da sintomi irritativi.
  • Enucleazione di adenoma prostatica con laser ad Holmio (HoLEP): è una metodica simile alla precedente, con la importante differenza che l’adenoma non viene resecato, ma si procede al suo scollamento dalla capsula prostatica attraverso l’utilizzo di un laser.  Questa tecnica viene utilizzata ad oggi per prostate con peso fino a 200g ed e’ associata a numerosi vantaggi: ridotto sanguinamento, mantenimento del catetere vescicale solo per 24 ore con conseguente ridotta degenza ospedaliera.

Per via tradizionale, a cielo aperto:

  • Adenomectomia trans-vescicale: attraverso un taglio al di sotto dell’ombelico, si raggiunge la prostata, si scolla l’adenoma dalla capsula prostatica e lo si asporta. Questa è una tecnica di chirurgia tradizionale; attualmente questo approccio è riservato esclusivamente a prostate di dimensioni molto grandi (oltre 100 gr). E’ necessario tenere il catetere vescicale 4-6 giorni durante i quali il paziente e’ spesso infastidito dal dolore legato alla incisione addominale ed allo stesso catetere vescicale. E’ inoltre associata alla necessita’ di eseguire trasfusioni di sangue nel postoperatorio in circa il 10% dei casi. A seguito della introduzione della tecnica con laser ad Holmio, questa tecnica è nella nostra esperienza ormai praticamente abbandonata.




INFORMAZIONI UTILI AL PAZIENTE CANDIDATO AD INTERVENTO DI HoLEP

La procedura, condotta di solito in anestesia loco-regionale (senza quindi che sia necessaria la anestesia generale), per via trans-uretrale (senza tagli), prevede l’utilizzo di una fibra laser ad Holmio che permette la asportazione (enucleazione) completa dell’adenoma prostatico (figura 2 e 3)  in grossi tranci di tessuto, che vengono sospinti in vescica. Successivamente viene introdotto un morcellatore, cioè uno strumento che permette l’asportazione del tessuto prostatico enucleato (figura 4) che viene inviato per la successiva analisi anatomo-patologica. L'intervento dura di solito da 40 a 60 minuti, a seconda delle dimensioni dell'adenoma.


Al termine della procedura viene posizionato un catetere vescicale che rimane in sede tipicamente per 24 ore. Durante questo periodo il paziente tipicamente non  lamenta alcun tipo di disturbo.  Una volta rimosso il catetere vescicale il paziente viene tenuto sotto controllo per alcune ore al fine di verificare la ripresa spontanea e valida della minzione e quindi dimesso di solito nella medesima giornata.



Una volta rimosso il catetere vescicale possono occasionalmente (meno del 3% dei casi) insorgere difficoltà alla minzione spontanea a causa della presenza di coaguli ematici o di uno spasmo della muscolatura dell'uretra. Può essere quindi necessario riposizionare un catetere vescicale e mantenerlo in sede per alcuni giorni.

In preparazione all’intervento non sono  necessari  pre-depositi di sangue in quanto le perdite ematiche intra-operatorie sono minime.

E’ importante che Lei segnali se sta eseguendo prima dell’intervento terapie con farmaci ad azione anti-aggregante (tipo Aspirinetta®, Ascriptin®, o similari) o anti-coagulante (tipo Coumadin®, Sintron®).


Gli antiaggreganti andranno sospesi 8-10 giorni prima della data prevista per l’intervento. Nel caso degli anticoagulanti la terapia andrà sostituita in accordo col suo Centro di Coagulazione di riferimento o con il nostro Centro ( previo appuntamento) o con la referente del Servizio di Anestesia e Rianimazione in urologia, previo appuntamento presso il centro prenotazioni visite.

Le possibili complicanze legate a questa procedura, oltre ai rischi generici legati all’anestesia, sono le seguenti:

  •  Sanguinamento durante e dopo l’intervento che può richiedere il re-intervento per la diatermocoagluazione del letto prostatico (0.1% dei casi).
  • Ritenzione urinaria acuta con necessità di ri-posizionamento di un catetere uretrale (3% dei casi).
  • Incontinenza urinaria transitoria di vario grado (0.5% dei casi).
  • Sanguinamento tardivo cioe’ nelle due o tre settimane dopo l’intervento, causata dal distacco di escare (0.5%).
  • Sclerosi del collo vescicale: restringimento tardivo del collo vescicale che può necessitare di una ulteriore revisione endoscopica (0.5% dei casi).

Ad oggi non abbiamo mai riscontrato casi di impotenza erettile o di incontinenza urinarie definitive.


Consigli utili alla dimissione

 
Alimentazione

  • Potete riprendere la Vostra dieta abituale in modo graduale e progressivo;
  • E’ importante bere almeno 1 litro e mezzo di acqua al giorno ed e’ accettabile un moderato consumo di alcolici;
  • Per riprendere la normale funzione intestinale e’ particolarmente importante variare la dieta arricchendola di frutta fresca tipo kiwi e frutta cotta almeno due volte al giorno – e verdura, al fine di evitare la stipsi. E’ molto utile bere 1 cucchiaio da cucina di olio extra vergine di oliva ai pasti principali.  Come obiettivo il paziente dovrebbe cercare di andare di corpo una volta al giorno, al fine di evitare feci particolarmente dure che potrebbero causare difficoltà alla defecazione con conseguenti eccessive spinte addominali – potenzialmente nocive dopo un intervento a carico della prostata. Se ciò non dovesse succedere, il paziente potrà provare ad assumere olio di vaselina oppure potrà utilizzare prodotti come Dieci Erbe (2 cps prima di coricarsi)  o similari (raccomandiamo la lettura dei foglietti illustrativi di questi farmaci e di consultare sempre il Medico di Medicina Generale prima di utilizzare qualunque prodotto anche da banco).

E’ consigliabile non  utilizzare clisteri o perette durante il primo mese successivo all’intervento chirurgico; infatti in questo periodo le pareti del retto sono molto sottili e pertanto potreste provocare dei danni

Sintomatologia minzionale di tipo irritativo.  Nei primi giorni o settimane seguenti al trattamento potrete riscontrare la necessità di urinare frequentemente, la presenza di urgenza minzionale e lievebruciore nell’ urinare, per la quale verrà prescritta una terapia medica appropriata.

Sangue nelle urine.  Le urine possono rimanere rosate anche per 3-4 settimane. A volte si osserva la fuoriuscita di piccoli coaguli che erano presenti in vescica. Se dovesse accadere, bere molto potrà aiutare a rendere le urine di nuovo chiare.

Incontinenza urinaria di vario grado
Alcuni pazienti lamentano una modesta perdita di urina nelle prime settimane dopo l’intervento. Questa può manifestarsi con la semplice perdita di qualche goccia dopo uno sforzo (starnuto, tosse, etc.), oppure essere di entità maggiore e tale da terminare, in qualche caso, l'utilizzo di un pannolino. Nella  totalità dei nostri casi questa situazione è transitoria e destinata a migliorare nel tempo, fino a risolversi. Nella nostra esperienza nessun paziente ha mai sviluppato una incontinenza urinaria definitiva.

Funzione sessuale.
Quasi tutti i pazienti sottoposti ad HoLEP riferiscono un miglioramento della qualita’ della erezione nel postoperatorio. Si ritiene che questo sia indotto dall’importante miglioramento dei disturbi urinari.  Circa l’80% dei pazienti sottoposti a questo intervento perdono la capacità di eiaculare liquido seminale dal meato uretrale durante un rapporto sessuale; questo a causa delle alterazioni anatomiche conseguenti all'intervento a livello del collo vescicale. Il liquido seminale si raccoglie pertanto in vescica e viene poi eliminato durante le successive minzioni. E’ importante sottolineare come l’orgasmo venga mantenuto sempre (cioe’ la sensibilita’ non cambia). 

E’ importante ricordare che spesso una piccola quantità di liquido seminale può comunque fuoriuscire per via anterograda dal meato uretrale durante l’eiaculazione. Questo intervento quindi NON comporta una sterilità post-operatoria.

Cosa non fare nelle prime 4 settimane :
Vi consigliamo di non avere rapporti sessuali, di non usare bicicletta o motorino poiche’ queste attivita’ possono favorire un sanguinamento. Passate le 4 settimane si puo’ fare qualsiasi cosa.


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, di cui il Prof. Montorsi è Editor-in-Chief Emerito, è la rivista ufficiale della European Association of Urology (EAU)

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